FILOSOFIA

CASCINA BRUCIATA

Il vino biologico, innovazione nella tradizione

Con la vendemmia 2015 Cascina Bruciata ha ottenuto la Certificazione Biologica.

Il termine “biologia” deriva dal greco: bios (vita) e lògos (parola, discorso). Ecco allora perché oggi, con “biologia” s’intende lo studio della vita.
La vita in questione si estende a tutto ciò che prospera su questo pianeta, compresi i microorganismi, come quelli malolattici che, con il loro incessante lavorio, trasformano l’uva in vino.
L’approccio biologico alla coltivazione, compresa quella dell’uva, non è quindi una rivoluzione odierna, ma è la comprensione di processi che i nostri avi conoscevano molto bene, ma dei quali non sapevano dare spiegazione scientifica.

Produrre vino biologico significa tornare alle origini, preferendo, ad esempio, la pigiatura soffice, il rimontaggio in fermentazione per estrarre le bucce e i componenti nobili, i travasi per separare i sedimenti del vino in fieri e l’affinamento nel legno per quel tipo di vini che lo richiedono.
Quello che è cambiato rispetto al passato è, per prima cosa, la comprensione scientifica di ogni passaggio e, secondo, la riduzione al minimo di questi interventi ormai noti.
Un esempio su tutti: i nostri antenati erano soliti bruciare dello zolfo nelle botti prima di riempirle di vino nuovo. Non avrebbero saputo spiegare il perché, ma erano consapevoli del fatto che, così, il vino “diventava più buono”. Noi, adesso, sappiamo che la combustione dello zolfo sprigiona solfiti, che sono importantissimi disinfettanti naturali.

Oggi, conoscendo le cause scientifiche di determinati processi, abbiamo gli strumenti che ci aiutano a ridurli al minimo. Per questo, la quantità di solfiti nel vino biologico è più bassa del normale: il suo scopo è conservarne il più possibile la salubrità. A Cascina Bruciata, la viticultura è biologica, perché è stato facile assecondare la pregevolezza del terreno, il favore del microclima e la perfetta esposizione dei vigneti. Per preservare un tale dono della natura, preferiamo non utilizzare zolfo e rame, ma procediamo con un allevamento che rispetti l’ambiente dei vitigni e delle zone limitrofe. Preservando la flora indigena e spontanea, con pratiche agronomiche che riducono la possibilità di sviluppo dei patogeni, con le stazioni meteorologiche, i modelli previsionali e molte altre attenzioni, favoriamo le condizioni perfette perché la natura prosperi secondo le sue leggi.
Per questo, Rio Sordo (così chiamato dai nostri avi per il corso d’acqua che si trova sotto i vigneti) è così importante per noi. E per questo pensiamo che il termine “biologico” indichi uno studio messo davvero al servizio della vita.